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GLI EBREI DELLA CALABRIA NEL CORSO DEL RINASCIMENTO 

Le fonti sulle giudecche della Calabria nel corso del XV secolo raccontano di realtà economiche molto attive e dinamiche. Le carte certificano l'esistenza di mercanti di gioielli, di tessuti e persino di pastori, come conferma ad esempio un atto di accusa a svantaggio dell’ebreo Elia di Gerace, a cui nel 1451 furono sequestrate le 500 pecore che il figlio aveva portato a pascolare nella terra di San Lorenzo, poco distante da Bova.  

Molti erano i “prestatori di denaro”, i muratori, i fabbri, i falegnami e gli orafi, come quel tal magister Monus, che nel 1453 realizzò un reliquario per il monastero italo-greco dei Santi Elia e Filarete,  alle porte di Seminara. Una particolare vocazione vedeva gli ebrei di queste latitudini impegnati nell'arte della tintura, della medicina e della stampa.

Indicativo in tal senso l’antagonismo scoppiato a Reggio nel 1494 tra gli speziali cristiani e i medici ebrei, segno evidente della stima acquisita da questi ultimi a discapito dei loro colleghi. Stessa cosa può dirsi a proposito dei tipografi, concentrati sempre a Reggio, dove nel 1475, furono stampate trecento copie del commento al Pentateuco di Rabbi Shlomo Yitzhaqi, di cui la Biblioteca Palatina di Parma conserva oggi un originale, considerato il più antico testo ebraico a stampa, munito di data.

Numerosi sono infine i documenti che testimoniano dell'intensa attività di tintoria e della vendita dei tessuti, specie di seta, monopolio indiscusso degli ebrei nella regione, organizzati in società commerciali o in terminali periferici di grandi aziende bancarie straniere. All'origine di un tale fermento economico e culturale, la lungimirante politica degli   Aragona, lontana dalle ideologie antigiudaiche che avevano caratterizzato prima il potere degli Angiò (1268-1442) e in seguito quello degli Spagnoli, accaparratosi il Regno di Napoli, nel 1504. Già nel 1506 re Ferdinando ordinò che tutti gli ebrei portassero sugli abiti un segno distintivo di colore rosso e poi, il 2 novembre 1510 , sotto la spinta di una pressante predicazione antigiudaica, promossa in primo luogo dalla Chiesa cattolica, fu firmato,  un primo bando di espulsione, in forza del quale dovettero abbandonare  il Sud Italia  tutti gli israeliti, ad eccezione di coloro che fossero in grado di pagare ogni anno 3000 ducati alla casa reale. Nel 1515 il bando fu applicato anche agli ebrei convertiti; successivamente,  nel 1535, la tassa per poter restare salì a 10.000 ducati mentre nel 1541 si decretò che  tutti gli ebrei, compreisi i più facoltosi, lasciassero definitivamente i domini spagnoli dell’italia penisulare.

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